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SEGNALIAMO L'ARTICOLO E L'APPELLO: Appello dei docenti ai rettori Il decreto 112 del 25/6/2008 (http://www.parlamento.it/leggi/decreti/08112d.htm, vedere anche http://docs.google.com/Doc?id=dc6kd9t2_1d46nz4f3), converito in legge dal Parlamento il 6 agosto 2008 (Legge n. 133) stabilisce varie disposizioni che vanno a incidere profondamente sul funzionamento dell'Università e in particolare sulla prospettiva di carriera dei più "giovani", quasi sempre i ricercatori. Queste disposizioni comporteranno, nell'immediato futuro, una drastica contrazione dell'offerta formativa, per quantita' e qualita', cosi' come della capacita' di ricerca degli atenei italiani. Le disposizioni che ci sembrano più importanti sono:
  • Il Fondo Ordinario per il triennio 2009-2011 viene ridotto di 500 milioni di Euro (Art. 66 del DL). Si noti come tale taglio si sommi al taglio di circa il 40% effettuato contestualmente sui Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale.
  • Il turn-over del personale (ovvero: nuove assunzioni e passaggi di ruolo) viene limitato al 20% (sia in budget che in numero di persone) per il triennio 2009/2011 e al 50% dal 2012 (Art. 66 del DL). Questo vuol dire che ogni 5 persone che vanno in pensione si può assumere una sola persona, sia essa docente, ricercatore o tecnico/amministrativo. Per di più, le risorse risparmiate non vanno a vantaggio dell'Università, ma confluiscono in un capitolo generale, come si legge, al comma 2 del medesimo art. 69.
  • La possibilità data agli atenei di trasformarsi in fondazioni (con un semplice voto del senato accademico) e il conseguente trasferimento a titolo gratuito dell'intero patrimonio degli atenei pubblici in mani private introduce per decreto la privatizzazione dell'Università. Cio' avra' gravi ripercussioni sul trattamento economico e giuridico del personale (a cominciare dai tecnici-amministrativi) e sulle scelte di indirizzo in materia di didattica e ricerca. Tutto questo porterà, poi inevitabilmente, ad un notevole aumento delle tasse universitarie (le fondazioni private non devono rispettare il tetto del 20% sul Fondo di Finanziamento Ordinario dell'Universita')
  • Gli scatti di stipendio vengono trasformati da biennali a triennali. (Art. 69 del DL); norma che, in assenza di altri provvedimenti compensativi premianti la produttività o altro, si configura come un netto e ingiustificato taglio di stipendio. Bisogna tenere presente che non c'è una contrattazione dello stipendio come in altri settori, e che comunque, almeno per i ricercatori, lo stipendio italiano è nella "fascia bassa" dell'europa ( http://ec.europa.eu/euraxess/pdf/final_report.pdf ). La "diluizione" degli scatti ha ovviamente un effetto cumulativo. Quest'ultimo punto, che riguarda SOLO la retribuzione di professori e ricercatori e lascia tutto il resto inalterato e' stato modificato nella conversione in legge e gli scatti sono di nuovo biennali. Come leggerete qui e in tutti gli altri documenti la gravita' delle disposizioni prese resta tutta.
E' facile osservare che i provvedimenti sopra riportati colpiscono TUTTE le sedi Universitarie, non sono assolutamente basati su indicatori di merito, anzi, colpiscono in modo del tutto irrazionale e casuale, per esempio, il turn-over al 20% falcidia in particolar modo quei Dipartimenti/Facolta'/Settori di ricerca/etc in cui molti professori sono vicini al pensionamento.

Forse non a tutti è chiaro come funziona l'Università e quali sono i suoi ruoli ( http://www.unifi.it/CMpro-v-p-2985.html e anche il regolamento didattico http://www.unifi.it/CMpro-v-p-2815.html e http://www.unifi.it/upload/sub/personale/normativa/compiti.pdf ). Sembra in particolare che non sia chiaro a molti giornalisti, vedere per esempio questo articolo da il giornale del 21 luglio 2008.

Il corpo docente è formato da Professori Ordinari (prima Fascia) e Associati (seconda fascia), che sono tenuti esplicitamente a insegnare, per un numero di ore che dipende un po' dalla facoltà ma orientativamente si può stimare sulle 120 ore di didattica frontale (due corsi)
piu' gli esami relativi (7 appelli o piu' per corso). I professori poi hanno attività di ricerca, di avviamento alla ricerca (dottorati, tesi, etc.) e burocratica/gestionale. L'idea di base dell'università (diversamente dalle scuole superiori) è che i docenti insegnino una materia legata alla loro ricerca, in modo che l'insegnamento sia sempre di eccellenza e non routinario. Il terzo elemento del corpo "docente" sono i ricercatori, che sono assunti essenzialmente per fare ricerca, non didattica. Infatti i ricercatori hanno un MASSIMO di ore di didattica, e non un minimo. L'idea di base sarebbe che un "giovane" faccia esclusivamente o quasi ricerca per i primi anni, quelli più "innovativi", con un minimo di pratica nella docenza (esercitazioni) e poi vinca un concorso e diventi professore. Anche per questo, lo stipendio di un ricercatore non è molto alto. Invece, dato che in Italia (a differenza della Francia, Germania, ecc.) i concorsi avvengono in maniera imprevedibile e sempre più sporadica, l'età media dei ricercatori aumenta sempre più. E dato che mancano i professori per coprire tutti i corsi che l'Università offre, i ricercatori (anche degli altri istituti tipo CNR o INFN) coprono dei corsi "volontariamente" e a titolo gratuito. Questa esperienza di didattica (che prende tantissimo tempo) ha un peso molto basso per vincere un eventuale concorso, in cui si valutano soprattutto i titoli scientifici. Dato che con il blocco del turn-over non ci sono quasi più prospettive di carriera, che il blocco dei finanziamenti danneggerà l'attività di ricerca e può essere compensata solo da un aumento di partecipazione a progetti europei o altro, e che ci sono anche delle penalizzazioni economiche, non si capisce perché noi ricercatori si debba continuare a fare i benefattori dell'Università. Quindi, d'ora in poi i ricercatori si limiteranno all'attività didattica minima obbligatoria:
  • Non terranno più corsi che non siano quelli di dottorato, legati strettamente alla loro ricerca
  • Non parteciperanno più volontariamente a commissioni, giunte, tesi, ecc. (solo partecipazione a consigli di facoltà, dipartimento, laurea)
  • Non prenderanno studenti in tesi se non su argomenti strettamente legati alla loro ricerca.
E invitano studenti e professori ad appoggiare questa agitazione.