Consiglio Amministrazione
Istruzione Ricerca Università in attuazione dei nuovi ordinamenti. Questi richiedono
requisiti minimi di numerosità di docenti per l.attivazione dei corsi di studio,
sdoppiamenti degli stessi in presenza di superamento del numero massimo di studenti,
attività didattiche di sostegno, verifica della qualità della ricerca e dei processi di
miglioramento della stessa. Il ministero incentiva tuttora, giustamente, i reclutamenti
di personale qualificato dall.esterno e chiamate dirette di docenti dall.estero.
Le facoltà di Scienze non si sottraggono ad un serio processo di valutazione e a una
riallocazione delle risorse in base alle valutazioni stesse che devono essere svolte da
organi terzi competenti ed indipendenti. Hanno anzi una tradizionale consuetudine alle
valutazioni di merito sulla scena internazionale. La riallocazione delle risorse per
essere utile e produttiva deve premiare le buone pratiche e i risultati di qualità e
punire le mediocrità e le insufficienze. Va però ricordato che non ci si deve illudere
di preservare esclusivamente ipotetiche e limitate eccellenze. L.eccellenza scientifica
nasce e cresce e soprattutto si mantiene in un più vasto contesto diffuso di ottima
qualità, che a sua volta si basa su una più ampia piattaforma di qualità buona. In questi
spazi vanno investite le risorse, eliminando eventuali fasce di qualità scadente o
cattiva, premiando realmente il merito nei sui vari livelli, nella realtà, al di là
delle enunciazioni di rito poco praticate.
La Conferenza è peraltro consapevole del fatto che l.Università . spesso oggetto di
campagne denigratorie e scandalistiche . non è priva di inefficienze, diseconomie,
problemi di organizzazione e di governance, che in buona parte sono favorite da
macchinosi e cervellotici meccanismi e normative tipici della burocrazia italiana. Si
rimuovano allora questi vincoli! Le ricette sono semplici e basta copiarle dai paesi dove
funzionano bene, messe alla prova da anni. Vi sono troppi atenei? Non sembra, se ci si
confronta con altri paesi e si rapportano i numeri alla popolazione. Nulla vieta però se
si vuole diminuire il numero di atenei, inducendo aggregazioni, di fissare un numero
massimo di atenei statali. Troppi corsi di studio? Va ricordato che duplicazione è
indotta dal cosiddetto modello 3+2 e se si è andati oltre è anche stato a causa della
proliferazioni delle Classi di laurea e dei vincoli rigidi nei corsi interclassi e sugli
sdoppiamenti dei corsi molto frequentati. Si può ridurre il numero delle classi, alla
prossima revisione della riforma o in corso d.opera. Ci sono troppi professori (associati
e ordinari)? Se è così (e questo è vero comparativamente ad altri grandi stati europei
dove vi sono però altre figure in gran numero cinvolte nell.insegnamento universitario) è
dovuto a all.eccessivo numero dei settori disciplinari (360 contro 70-100) e alla
mancanza di docenti esterni (ricercatori di enti, specifiche professionalità, professori
e ricercatori a contratto) in misura corrispondente.
I pochi articoli di un decreto di natura finanziaria rischiano così di realizzare, in
modo indiretto e in parte imprevedibile e non governato, una grande trasformazione nei
fatti dell.assetto dell.università . ben al di là delle azioni di riforma sin qui avviate
- che rischia di porre in grave difficoltà lo sviluppo e la continuazione della vita
scientifica con il conseguente prevedibile grave impatto sull.assetto produttivo ed
economico, sulla qualità del lavoro e delle competenze professionali, scientifiche e
sulla competitività del nostro paese. La comunità degli scienziati italiani,
rappresentata dai presidi delle facoltà di scienze, chiede di porre la massima attenzione
su queste conseguenze.
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