Cosa pensano i profThis is a featured page

Messaggio postato su studenti.fi.it il 22 ottobre 2008
Sfogliando le pagine del forum mi sono sentito chiamato in causa. E non senza riluttanza (per il
rischio di essere coinvolto in polemiche di bassa lega, come spesso si verifica sui forum in generale, non
solo su questo) alla fine mi sono deciso ad intervenire per chiarire il mio pensiero che credo di condividere
con altri colleghi Ricercatori e Professori.
Molti studenti che hanno appreso sgomenti solo negli ultimi giorni/settimane quali siano i contenuti (e
le conseguenze!) dei provvedimenti che il governo attuale ha servito all’Università ed alla Ricerca italiana
si stanno probabilmente chiedendo dove sono i Prof., perché non si fanno sentire, perché non partecipano
maggiormente alle iniziative di protesta e cose del genere.
Probabilmente non sono stati fatti tutti gli sforzi necessari per comunicare agli allievi quale sia il nostro
stato d’animo e la più o meno generalizzata contrarietà a dei provvedimenti (in particolare il blocco del
turn-over) che daranno il colpo di grazia alla moribonda Università pubblica. Moribonda, perché ad
essere onesti, né il ministro Berlinguer né chi è venuto dopo di lui, a prescindere dal colore politico, ha
voluto o potuto (lasciamo il beneficio del dubbio) fare qualcosa che desse una mano a raddrizzare la
barca. E la barca è in condizioni pietose...
Siamo ad arrabattarci a seguire obbedienti vie tortuose imposte da continue riforme che anche un
serpente ci si spezzerebbe la spina dorsale a seguirle. E voi studenti ne sapete qualcosa...
E’ difficile per un bravo giovane meritevole inserirsi nel mondo accademico e della ricerca in pianta
stabile, con decine di giovani (che cominciano a non essere più tanto giovani) con curriculum da urlo che
marciscono tra un Assegno di Ricerca, un posto da Ricercatore a Tempo Determinato ed un Corso a
Contratto...
Ed il nepotismo ha colpito e continua a colpire le università in modo non decrescente nello spazio andando
da nord verso sud (da siciliano parlo con cognizione di causa) e nel tempo.
E certe volte si vede la rubrica telefonica di un Dipartimento affollata
dai soliti cognomi ripetuti più volte. E sono innegabili tante altre storielle (spesso di rilevanza penale) di
becero sfruttamento del potere per favorire partner e familiari nei concorsi, su cui possono agevolmente far
leva i vari Tremonti, Brunetta e Gelmini (con il valido appoggio del Giornale, di Studio Aperto, del TG4 e
compagnia bella) per far colpo sulla gente che conosce poco l’Università e non sa che, a fronte di un certo
numero di persone che ne hanno fatto la propria garçonierre o il proprio punto d’appoggio per avere uno
stipendio fisso in fondo al mese, o un “Prof.” da aggiungere sulla targa dello studio professionale, c’è una
moltitudine di persone che fa il proprio lavoro con impegno, passione e, spesso, anche con ottimi risultati
in termini didattici, scientifici e di trasferimento di competenze verso le imprese italiane. E invece quello
che si continua a sentire con insistenza da parte degli obbiettivi mezzi d’informazione che ho citato è solo
una parte della verità (spesso presentata in modo distorto e strumentale), cioè che “esistono facoltà con
uno studente,” “Corsi di laurea con un rapporto docenti/studenti ampiamente maggiore di uno,” e così
via.

Io non mi sento assolutamente un raro esempio, almeno nella nostra Facoltà, e chi mi conosce sa che a
lezione ci vengo, la mia porta è sempre aperta, i ricevimenti li faccio anche per posta elettronica e di esami
per anno ne faccio diverse centinaia (anche fuori dai periodi di interruzione della didattica, vero?), quindi
non capisco perché i peccati di altri li debbano pagare tutti indistintamente. In più il gruppo di ricerca di
cui faccio parte (e anche questa è lungi dall’essere un’eccezione a Ingegneria) raccoglie annualmente dalle
imprese commesse di ricerca applicata per un ammontare di alcune centinaia di migliaia di Euro, tanto è
vero che, a parte i 4 “strutturati” (persone il cui stipendio proviene dal FFO, cioè da pantalone), le altre
dieci persone che giornalmente sudano in laboratorio e/o nelle aule insieme a noi strutturati, portano a
casa la pagnotta grazie a finanziamenti privati mirati a risultati che ci impegnamo a fornire. Ingegneria
e altre facoltà scientifiche e tecnologiche hanno questa possibilità: cercare di conciliare la conduzione di
progetti di ricerca applicata su argomenti di interesse per le aziende per poter reperire denaro e svolgere la
funzione sociale del trasferimento di competenze al paese, e le esigenze del mantenimento dell’eccellenza
nella ricerca di base che solo le pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali certificano.
Nei fatti molte Facoltà stanno già reggendosi in piedi anche grazie ai fondi che i vari gruppi presenti nei
Dipartimenti riescono a reperire sul mercato della ricerca. E questo ha ovvie conseguenze positive sulla
didattica. Nel senso che la “potenza di fuoco” didattica di un gruppo forte nella ricerca, inevitabilmente,
aumenta per il maggior numero di dottorandi, assegnisti, ricercatori a tempo determinato che collaborano
con i docenti sotto varia forma (non solo per la ricerca): esami, esercitazioni, ricevimento, assistenza
nello svolgimento delle tesi... Altre facoltà non hanno questa possibilità ed è (o dovrebbe essere) interesse
primario del paese supplire a questa normale carenza di potenziali finanziatori non ammazzando, ad
esempio, Lettere perchè da Lettere escono le/gli insegnanti di scuola dei nostri figli, e così via. Mi sembra
superfluo soffermarmi su argomentazioni che mi sembrano così banali... Il paese deve salvaguardare la
sua cultura, è una delle nostre ricchezze!
Insomma, a parte qualche situazione circoscritta di malcostume, mi sento di poter dire che già da lungo
tempo la nostra Facoltà ha intrapreso un virtuoso percorso di avvicinamento al mondo delle imprese e dei
bisogni reali del sistema paese e i rimproveri indiscriminati de Il Giornale non riesco a farmeli scivolare
addosso. Ed essendomi sobbarcato anche la noiosa incombenza dell’autovalutazione (come presidente
del GAV del corso di laurea più numeroso di Ingegneria) permettetemi di ricordare che già da tempo la
nostra Facoltà si è impegnata in un percorso di miglioramento della qualità della didattica. Certo che
se poi piomba dall’alto una riforma ogni 2 anni.... Comunque abbiamo fatto il possibile con i mezzi a
disposizione. E a proposito di strumenti a disposizione, un aspetto grave del sistema universitario italiano
è che non esistono strumenti per poter sanzionare, o mandare a casa nei casi più gravi, chi (tra noi) non
fa il proprio dovere e in Facoltà ci viene quando non può proprio farne a meno.
Adesso, con la scusa di colpire gli sprechi, il proliferare dei corsi di laurea e l’elevato numero di
fenomeni di malcostumne e nepotismo, si colpisce nel mucchio sparando ad alzo zero. Io non ci sto e ciò
che ho appena sentito in televisione mi fa schifo: il premier e la ministra hanno appena affermato che
l’opposizione ai recenti provvedimenti è una strumentalizzazione politica, cioè che il problema non esiste.
Vi assicuro che la gravità della situazione prodotta dai nefasti numeri 112/133 è nota alla classe docente
fin da luglio e la consapevolezza che qualcosa vada fatto per contrastare questo disegno di demolizione
di tutto ciò che è pubblico è nella coscienza di quasi tutti. Ed è stato importante che pian piano, grazie
al contributo di tanti che si sono spesi in prima persona (RICERCATORI IN PRIMO LUOGO), è stata
catturata l’attenzione dei media sulle iniziative in corso.
Mi sento però di poter affermare che le uniche cose di cui non abbiamo bisogno sono lunghe e dannosissime
sospensioni della didattica. A questa gente che taglia il FFO e limita il turnover al 20% di
teste e budget, se a Morgagni o a Santa Marta non si fa lezione non gliene frega proprio nulla. Loro i
figli li manderanno alla Bocconi oppure a Yale. E se proprio sono negati per lo studio daranno loro un
posto in qualche C.d.A. sotto la tutela del Confalonieri di turno. Anzi, l’interruzione della didattica, i
picchettaggi, gli scontri con la polizia e altre imbecillagini, che purtroppo stanno avvenendo, sono scuse in
più per nuove esternazioni senza contradditorio della durata di mezz’ora ciascuna a Studio Aperto ed al
TG4 per dire che i soliti professori comunisti in combutta con i soliti studenti comunisti ne approfittano
comunistamente per non far nulla ed andare al mare, impedendo con la solita violenza comunista ai bravi
bambini con la merenda della mamma di fare regolarmente lezione. Ricordiamoci che questa gente è
riuscita a fare di Indro Montanelli e di Enzo Biagi delle icone rosse... Ci sarebbe da sorridere se non ci
fosse da piangere amaramente.
Questa Italia fatta ormai di prodotti finaziari cartastraccia, di ministre veline, di reality show e di
persone che non capiscono o non vogliono capire l’importanza dell’investimento del paese nella cultura e
nell’istruzione HA BISOGNO DI INGEGNERI CON I CONTROCABASISI, CRIBBIO! E quindi voglio
che i miei studenti escano preparati, nei limiti delle loro e delle mie possibilità (per fortuna, come dice il
mio saggio collega meno giovane di me “quelli bravi rimangono bravi nonostante tutti i nostri sforzi”).
Scherzi a parte e bando alle ciance, mi dichiaro disponibile ad iniziative plateali e di mobilitazione
permanente, che salvaguardino però la continuità della didattica e non offrano il fianco a facili e scontate
critiche. Anche le critiche di chi deve alzarsi la mattina alle 5:30 per essere a Morgagni alle 8:15 e non è
momentaneamente molto preoccupato di salvaguardare, almeno per i suoi figli (se il bene collettivo gli è
indifferente), quel tesoro inestimabile che è l’istruzione pubblica. E perché non siano parole vuote, faccio
una mia proposta che potrebbe avere un discreto impatto mediatico: oltre alle pregevoli iniziative tipo
lezioni in piazza e simili, facciamo stampare una pettorina fosforescente da indossare ad oltranza durante
le lezioni e anche in altri orari da parte di studenti e docenti che non sono d’accordo con l’eutanasia
dell’Università pubblica.
Allego idea prototipale, ma lancerei un concorso per la scelta dei colori e del logo.
Benedetto Allotta
sono agitatoPettorina


b.allotta
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francobagnoli sono d'accordo 1 Oct 24 2008, 12:38 AM EDT by b.allotta
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Penso che l'iniziativa sia buona, basta fare una decina o venti pettorine e lasciarle al plesso didattico (Viale Morgagni) o in portineria.

Un'altra iniziativa analoga che ho sentito dagli studenti è quello del classico nastro da legarsi al braccio o attaccare alla macchina. Si potrebbe anche portare un lutto...
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