Documento che ci è stato inviato da Rita Fioresi, prodotto nel corso di una assemblea del personale TA all'Università di Modena
*LA LEGGE 133/2008 PREVEDE CHE LE UNIVERSITA' PUBBLICHE POSSANO TRASFORMARSI IN FONDAZIONI PRIVATE > > *Se ciò avviene: > >1- lo stipendio del personale t.a. ritorna a quello di oggi: *si perdono gli aumenti del nuovo contratto*, che dovrebbe essere firmato > fra poco e che ora è in attesa del parere della Corte dei Conti 2- il contratto di lavoro del personale t.a. della fondazione diventa * privato *3- il personale t.a. perde lo status di pubblico dipendente e quindi ad esempio: *cassa integrazione e licenziabilità, non si può chiedere più la mobilità, fine delle progressioni orizzontali e verticali, fine dei permessi per concorso PERCHE' PUO' ESSERE INTERESSANTE LA TRASFORMAZIONE? *(per *CHI *può essere interessante lo potete desumere leggendo le motivazioni) - a *meno vincoli* nella gestione del bilancio (commi 7 e 8)
- b *meno vincoli* nel rapporto di lavoro col personale t.a. che verrebbe privatizzato e costerebbe meno, anche diminuendo di numero (commi 13 e 14) >
- c *meno vincoli* per sostituire i contratti a tempo determinato con delle > collaborazioni o altri contratti precari (comma 13) >
- d possibilità di far entrare nella fondazione soggetti pubblici e > *privati* con apporto di loro capitali e miglioramento del bilancio > finanziario dell'ateneo(comma 6) >
- e *nessun vincolo* per l'aumento delle tasse universitarie, prevedendo > magari una fondazione-università di eccellenza dove chiamare qualche > docente di spicco che attiri meno studenti che paghino molto di più (comma 6) >
- f i *docenti rimangono probabilmente pubblici dipendenti* (l'articolo > però non parla mai dei docenti) >
- g la fondazione diventa *proprietaria di tutti gli edifici* che ospitano > attività dell'università, compresi quelli ora di proprietà del demanio. > Essendo proprietaria ne può disporre come vuole (comma 2) > > > > >
La legge 133/2008, all'art.16, oltre a tagliare il nostro stipendio > attraverso la riduzione del 10% del salario accessorio del 2009, > prevede anche la possibilità per le università pubbliche di > trasformarsi in fondazioni private. > E' sufficiente che lo decida il senato accademico, con una delibera > decisa a maggioranza assoluta dei suoi componenti. > > Nel nostro ateneo i componenti del senato accademico sono 29, di cui > 26 hanno diritto di voto. > Ma 4 sono studenti e non è detto che a loro sia concesso il diritto di > voto anche per la decisione relativa all'eventuale trasformazione > dell'università in fondazione privata. > Infatti, non rientrando tale decisione fra le delibere previste dallo > statuto d'ateneo, il senato, prima di votare sulla trasformazione, > deve decidere chi, fra i propri membri ha diritto di voto su questa materia. > Quindi, se gli studenti fossero esclusi dal voto, basterebbero 12 voti > favorevoli per trasformare la nostra università pubblica in fondazione > privata. > > Dal 2001 le università possono creare delle fondazioni universitarie > cui delegare la gestione di alcune loro attività. > Diversi atenei hanno creato queste fondazioni universitarie, come la > nostra "Fondazione Marco Biagi", che si occupa, fra l'altro, di > attività strumentali alla ricerca ed alla didattica, di formazione a > distanza e di orientamento al lavoro e placement; "Alma Mater" a > Bologna che si occupa di master e monitoraggio delle attività > lavorative dei laureati o come la fondazione della Ca' Foscari di > Venezia che gestisce molta attività in conto terzi dell'Ateneo veneto. > > Ma ora la legge 133 prevede che le università pubbliche possono > deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato > (università-fondazioni); la legge non specifica nel dettaglio quali > saranno tutti gli effetti di tale trasformazione sul personale. > Alla luce delle scarne disposizioni contenute nell'art. 16 della legge > 133/2008, che sembra volere assoggettare integralmente il personale > tecnico-amministrativo delle fondazioni alle stesse regole previste > per il personale delle aziende private, è possibile tracciare un > sintetico quadro delle conseguenze della trasformazione per il > personale t.a.; appare, peraltro, necessario un intervento legislativo > o regolamentare, che specifichi chiaramente se al personale delle > università-fondazioni dovrà applicarsi o meno il testo unico sul pubblico impiego. > > > *EFFETTI DELLA TRASFORMAZIONE IN FONDAZIONE SUL PERSONALE T.A. > *Il d.lgl. 165/2001 (testo unico sul pubblico impiego) stabilisce che > sono dipendenti pubblici e godono delle garanzie stabilite dal testo > unico solo i dipendenti delle amministrazioni pubbliche appartenenti alle categorie > indicate nell'art. 1, comma 2. Fra le amministrazioni pubbliche rientrano > "le istituzioni universitarie", tra le quali sono pacificamente > incluse le università statali, mentre vi sono fondati dubbi che > possano esservi ricomprese le università-fondazioni di cui all'art. 16 della legge 133/2008. > > Poichè, come sopra precisato, attualmente manca una normativa > specifica riguardante la "privatizzazione" delle università statali in > fondazioni, al di là di quanto contenuto nell'art. 16 della legge > 133/2008, è lecito chiedersi se le garanzie previste dal testo unico > sul pubblico impiego a favore di tutti i dipendenti saranno conservate > anche a seguito della trasformazione in università-fondazioni > > A titolo esemplificativo, si evidenziano alcune prerogative-garanzie > di cui attualmente godono tutti i dipendenti tecnico-amministrativi > delle Università in forza del loro status di "dipendenti pubblici": > > - *mobilità volontaria verso altre Pubbliche Amministrazioni* (art. > 30 d. lgs 165/2001). Non è prevista per il dipendente privato. > Pertanto, i dipendenti della futura università-fondazione rischiano di > vedere *respinte le proprie domande di mobilità verso altri Enti > pubblici*, come è già capitato ai dipendenti di altri Enti pubblici > trasformati in Enti privatistici. > - *eccedenze di personale*: se un Ente pubblico decide di diminuire > la propria pianta organica (ad esempio per problemi di bilancio o a > seguito di una riorganizzazione interna), i *dipendenti in esubero > possono continuare a lavorare presso un altro ente pubblico, con il > medesimo profilo professionale e stipendio*. Infatti i dipendenti > pubblici in esubero sono assunti da altre amministrazioni pubbliche, > tramite la procedura di mobilità volontaria (art. 30), o, in mancanza, > vengono inseriti in apposite graduatorie, da cui tutti gli Enti > pubblici sono tenuti ad attingere per le nuove assunzioni (artt. 33, > 34 e 34 bis). Risulta, pertanto, pressocchè impossibile perdere il proprio posto di lavoro. > Se l'Università prima si trasforma* in fondazione privata* e, > successivamente, riduce la propria pianta organica, ai lavoratori in > eccedenza verosimilmente si applicherà la disciplina dei > *licenziamenti > collettivi* prevista per le imprese private, che *non garantisce > affatto la conservazione del posto di lavoro*; > - *reclutamento e progressione di carriera (progressioni > verticali)*: nel settore pubblico le assunzioni e le progressioni di > carriera sono fatte per concorso e selezione, con procedure che > dovrebbero garantire trasparenza e imparzialità, al fine di verificare > oggettivamente il possesso dei requisiti attitudinali e professionali > necessari per il posto da ricoprire; per l'accesso a ciascuna > categoria è previsto il possesso di un determinato titolo di studio. > Invece nel settore privato la discrezionalità è assoluta. *La > fondazione può assumere o far progredire il personale, > indipendentemente dal possesso di titoli di studio o professionali*; > questo comporta una svalutazione della posizione acquisita dai > dipendenti universitari, assunti con concorso pubblico, che possono > essere scavalcati dai nuovi assunti, reclutati secondo logiche e > criteri meramente discrezionali; > - concorsi pubblici: *i permessi retribuiti per concorsi non sono > previsti nei contratti del settore privato.* Pertanto il dipendente > privato interessato dovrà chiedere al datore di lavoro uno o più > giorni di ferie, che potranno anche essergli negate adducendo motivi organizzativi. > Determinati concorsi pubblici (per esempio quelli alle qualifiche più > elevate) prevedono che il candidato sia "dipendente pubblico di ruolo": > qualora l'università si trasformi in fondazione privata, i suoi > dipendenti potrebbero perdere lo status di dipendenti pubblici e > pertanto non potrebbero più iscriversi a tali concorsi e dovrebbero, > altresì, rinunciare ai concorsi cui si sono già iscritti, anche se > siano già state svolte le relative prove. > > *QUALE CONTRATTO di lavoro* potrebbe applicarci la fondazione? > > La risposta l'hanno ipotizzata dei docenti di diritto amministrativo e > del diritto del lavoro in un convegno sulla trasformazione da > università pubblica a fondazione privata svolto lo scorso luglio > all'università di Ferrara. > Trovate tutte le slides del convegno in google, cercando la seguente frase: > trasformazione università fondazione ferrara. > > Gli esperti docenti hanno ipotizzato 4 alternative: > > 1. le università-fondazioni si dotano di una propria struttura sindacale > e negoziano un contratto collettivo nazionale con i sindacati di > categoria > 2. le università fondazioni negoziano con i sindacati di categoria > l'applicazione di un contratto collettivo esistente (dei servizi, del > commercio, ndr) > 3. le università fondazioni hanno la forza sindacale e politica ? in > virtù di una corrispondente debolezza delle organizzazioni > sindacali ? per > non stipulare alcun contratto collettivo nazionale, ma solo contratti > collettivi per ciascuna università fondazione > 4. la "forza" è tale da non stipulare nemmeno contratti collettivi di > lavoro ma esclusivamente contratti individuali (diversi per ogni singolo > lavoratore, come già illustrato più sopra) > > > > QUINDI: TRATTAMENTO GIURIDICO: contratto privato con una delle modalità suddette; TRATTAMENTO ECONOMICO: dipende dall'inquadramento che la nostra attuale categoria (B, C, D, EP) riceve nel nuovo contratto privato. Comunque in NESSUN CONTRATTO PRIVATO ATTUALMENTE SONO PREVISTI MECCANISMI SIMILI ALLA PROGRESSIONE VERTICALE E/O ORIZZONTALE Il comma 13 dell'art.16 della l. 133, riguarda il personale t.a. e dice: > "Fino alla stipulazione del primo contratto collettivo di lavoro, al > personale amministrativo delle fondazioni universitarie *si applica il > trattamento economico e giuridico in vigore alla data della presente > norma"* . > > IPOTESI: nel 2009 il nostro senato accademico delibera la > trasformazione in fondazione privata; dal 1 gennaio 2010 la > fondazione-università è operativa. > Da quel momento la fondazione può stipulare un nuovo contratto > collettivo privato di lavoro al personale t.a., in sostituzione di quello attuale. > > *OCCHIO: leggendo le ultime parole del comma che ho riportato sopra, > risulta chiaro che fino a quando questo nuovo contratto privato non è > operativo a noi viene applicato l'ATTUALE contratto che abbiamo OGGI > (anche se è scaduto il 31.12.2005)*. > Il comma non prevede, per questo passaggio da pubblico a privato, > nessuna informazione, nessuna contrattazione col sindacato che, in > base alla legge quindi, può venire tranquillamente bypassato. > > ATTENZIONE: sottolineo ancora che si parla dell'attuale contratto e > non di quello nuovo che dovrebbe essere definitivamente firmato entro > il prossimo ottobre con i relativi aumenti. > *Quindi in pratica da novembre 2008 a dicembre 2009 avremmo gli > aumenti, ma dal 1 gennaio 2010 torneremmo agli stipendi attuali. > * > Poi la fondazione dovrà decidere quale contratto applicarci: il comma > che ho riportato testualmente sopra non specifica quale contratto. > > > PERCH ?, DAL PUNTO DI VISTA DI ALCUNI, *POTREBBE DUNQUE ESSERE > CONVENIENTE > TRASFORMARE* L'UNIVERSIT ? PUBBLICA IN FONDAZIONE PRIVATA? > > Varie ragioni: secondo me alcune (le a, b, c, e, g) sono concretamente > realizzabili, altre (la d e la f) un po' meno, ma tutte a danno > dell'istruzione come bene pubblico, del diritto allo studio, della > condizione del personale t.a., dell'autonomia della ricerca e della > didattica: > - a *meno vincoli* nella gestione del bilancio (commi 7 e 8) >
- b *meno vincoli* nel rapporto di lavoro col personale t.a. che verrebbe > privatizzato e costerebbe meno, anche diminuendo di numero (commi 13 e 14) >
- c *meno vincoli* per sostituire i contratti a tempo determinato con delle > collaborazioni o altri contratti precari (comma 13) >
- d possibilità di far entrare nella fondazione soggetti pubblici e > *privati* con apporto di loro capitali e miglioramento del bilancio > finanziario dell'ateneo(comma 6) >
- e *nessun vincolo* per l'aumento delle tasse universitarie, prevedendo > magari una fondazione-università di eccellenza dove chiamare qualche > docente di spicco che attiri meno studenti che paghino molto di più (comma 6) >
- f i *docenti rimangono probabilmente pubblici dipendenti* (l'articolo > però non parla mai dei docenti) >
- g la fondazione diventa *proprietaria di tutti gli edifici* che ospitano > attività dell'università, compresi quelli ora di proprietà del demanio. > Essendo proprietaria ne può disporre come vuole (comma 2) > >
Se la Fondazione effettuerà una riorganizzazione, mirata a contenere > la spesa per il personale, potrà legittimamente attivare la procedura > del *licenziamento > collettivo* di personale tecnico amministrativo, indicando il numero > degli esuberi e la tipologia dei lavoratori eccedentari; i singoli > soggetti da licenziare verrebbero individuati sulla base di criteri > oggettivi, da stabilire in accordo con le rappresentanze sindacali. > *E' evidente che sarebbe molto meglio, per il personale tecnico > amministrativo, che una eventuale riorganizzazione venisse compiuta > prima della trasformazione dell'Università in Fondazione, di modo che > gli eventuali esuberi potessero essere riassorbiti nell'ambito di > altre P.A., secondo le procedure sopra indicate, che garantiscono la conservazione del > posto di lavoro*. Resta chiaro che la Fondazione ? come qualsiasi azienda > privata - potrebbe comunque procedere ad ulteriori licenziamenti > collettivi, di anno in anno, in considerazione dell'evolversi delle > sue scelte strategiche e di sviluppo e delle esigenze di bilancio.