Ricercatori SMFN 25/9/08This is a featured page

Noi Ricercatori della Facolta di SMFN abbiamo deciso di ritirare la disponibilità a ricoprire gli insegnamenti ottenuti in affidamento per protestare contro la situazione creatasi per le Università pubbliche italiane con i provvedimenti finanziari contenuti nella legge 133 del 6 Agosto 2008.
Hanno aderito 102 ricercatori rinunciando a 150 corsi.

Vi allego il documento che illustra e motiva la protetsta:
Noi Ricercatori della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell'Università di Firenze protestiamo contro la situazione creatasi per le Università pubbliche italiane con i provvedimenti finanziari contenuti nella legge 133 del 6 Agosto 2008. Tali provvedimenti si configurano come il definitivo affossamento del sistema formativo pubblico in tutti i suoi livelli, già così colpevolmente trascurato e sottofinanziato da tutti i governi negli ultimi 15 anni. Per l’Università, il previsto pesantissimo taglio del finanziamento pubblico (Fondo di Finanziamento Ordinario) nei prossimi 5 anni ed il blocco al 20% del turnover del personale, avranno un effetto devastante: molti Atenei italiani saranno tra breve tempo posti di fronte all'alternativa tra la chiusura e la trasformazione in Fondazione privata. In questo ultimo caso il modo per risanare i problemi di bilancio sarà inevitabilmente un aumento consistente delle tasse imposte agli studenti. Ne risentirà inevitabilmente anche la libertà ed indipendenza della ricerca e del dibattito culturale che è stato motore di innovazione e di progresso tecnologico e sociale. Oltre allo snaturamento del sistema universitario, ciò che i Ricercatori ritengono molto grave è che ancora una volta siano stati presi provvedimenti in assenza di un esplicito progetto di riforma dell’Università. La Legge 133/2008 si presenta come un provvedimento di natura esclusivamente economica che con i suoi tagli colpisce tutto il sistema in modo indiscriminato, ovvero senza tenere conto né delle diverse problematiche professionali, né di parametri quali efficienza e merito. Mentre le Facoltà Scientifiche delle Università continuano ad essere la culla primaria della ricerca scientifica più avanzata, come più volte certificato da molti organismi di valutazione italiani e stranieri, esse sono costrette a subire un taglio durissimo del personale e dei fondi di cui è difficile capire la logica. Dobbiamo, ancora una volta di più, ricordare come la ricerca scientifica italiana, basata sul sistema formativo pubblico, abbia prodotto risultati di altissimo livello e si sia confrontata quotidianamente con la competizione internazionale, nonostante le scarsissime risorse investite in questo campo. A testimonianza dell’alta qualità della formazione pubblica italiana si pensi anche ai tanti nostri colleghi che hanno trovato collocazione in Università straniere. Come potremo in futuro proseguire il nostro lavoro scientifico? Come potremo formare in modo adeguato studenti e collaboratori? A fronte di un simile quadro per molti di noi, come per i giovani, si prospetta solo la speranza di una carriera all'estero, aggravando ulteriormente e drammaticamente il ben noto fenomeno della “fuga dei cervelli” che impoverisce il livello culturale e scientifico del nostro Paese, e che trasferisce all’estero una preziosa ricchezza. La situazione si presenta ancora più grave per l'Università di Firenze che si trova alle prese, da diverso tempo, con una situazione finanziaria critica. In pochi anni rischiano letteralmente di sparire interi Dipartimenti, sedi primarie dell’attività di ricerca, e sarà impossibile attivare molti Corsi di Laurea. Ciò porterà il nostro Ateneo a un sostanziale declassamento e ad una ulteriore diminuzione dei fondi a disposizione. In questa situazione noi Ricercatori della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università di Firenze abbiamo deciso di ritirare la disponibilità a ricoprire gli insegnamenti ottenuti in affidamento a titolo volontario e gratuito. Questa decisione e' stata presa per rendere manifesto agli studenti, alle loro famiglie e alla opinione pubblica l’inevitabile impoverimento dell’attività di ricerca e dell'offerta formativa universitarie prodotta dalla legge n.133/2008. Inoltre vogliamo manifestare il nostro profondo malessere per provvedimenti che, invece di valorizzare la nostra attività, non la riconoscono sotto nessun aspetto e calpestano la dignità di chi ha svolto con scrupolo e dedizione il proprio lavoro anche quando non dovuto, per il bene del nostro Paese. Ricerca e didattica formano da sempre un'unità inscindibile nelle Università di tutto il mondo. I Ricercatori universitari, oltre ad essere i principali attori dell’attività di ricerca universitaria, hanno garantito in questi anni, su base strettamente volontaria e gratuita, una didattica di alto livello in concorso con il resto del corpo docente. Tuttavia questo contributo non è stato finora riconosciuto a nessun livello nel nostro Paese (a tutt’oggi i Ricercatori Universitari non hanno uno stato giuridico). Chiediamo che il nostro lavoro sia valutato in modo oggettivo e stringente, confrontato con quello dei paesi più sviluppati, e conseguentemente sostenuto a livello finanziario, tenendo conto delle necessità di un paese industrializzato. Innovazione significa sviluppo, occupazione, maggior benessere e maggiore competitività internazionale. Convinti che tali considerazioni riflettano un sentire comune vi invitiamo ad aderire alla nostra azione di protesta. E’ inammissibile infatti che si continuino a mortificare tutti quei dipendenti pubblici che svolgono egregiamente il loro lavoro nonostante retribuzioni e condizioni svantaggiose rispetto a quelli di altri paesi europei. Chiediamo che qualunque riforma parta col riconoscere i meriti di tutti coloro che permettono lo svolgimento di servizi fondamentali.


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