intervento1: Universita'This is a featured page

Per aprire la discussione cominciamo col mettere sul tavolo alcuni spunti di riflessione, ovviamente i problemi sono solo accennati,
ma da qualche parte si deve pur cominciare:

Universita' pubblica:

Oggi, in Italia, le parole "pubblico" e "pubblico dipendente" sembra abbiano assunto una connotazione negativa,
per non dire delle impressioni evocate dalla parola "università"; nello stesso tempo si continua a dare per scontato
che certi servizi, come scuola, sanita', universita', debbano essere gratuiti o facilmente accessibili e di qualita',
forse senza pensare ai costi, alla diversa accessibilita' e alla qualita' che questi servizi avrebbero se privatizzati,
costi di cui ci si puo' rendere conto con una veloce indagine sui siti internet di qualche universita' privata americana.

Il carattere pubblico dell'Universita' e' a nostro avviso fondamentale per garantire la sua accessibilita' a tutti, l'indipendenza dell'insegnamento e della ricerca.
L'università è sia il luogo dedicato all'alta formazione, sia il luogo dove viene svolta gran parte della ricerca. Questi due ruoli sono inestricabilmente legati: non si può insegnare qualcosa al massimo livello senza fare ricerca, e spesso l'insegnamento serve anche a comprendere i lati più difficili di una disciplina e stimolare nuove ricerche. Questo principio di coesistenza di alta formazione e ricerca e' presente e riconosciuto in tutte le universita' del mondo industrializzato.
L'università pubblica (in Italia e all'estero) e' un soggetto piuttosto atipico, sia per le sue finalita' che per la sua gestione.
Per quanto riguarda la gestione e la struttura dell'universita', questa deve essere il piu' possibile funzionale al suo ruolo e alle sue finalita'.
Tanto per cominciare l'Universita', non è, ne' da noi ne' in altri paesi, strutturata come una scuola superiore, nè come un'azienda, che
hanno diversi ruoli e finalita'. Nelle scuole superiori gli studenti non sono essenzialmente coinvolti nella gestione della scuola,
così come i clienti non gestiscono direttamente una azienda. Inoltre le scuole e le aziende hanno una direzione di tipo prevalentemente
verticistico. Nell'università pubblica invece studenti, docenti e altro personale sono direttamente coinvolti nella gestione attraverso
i loro rappresentanti nel consiglio di amministrazione e nei vari organi collegiali. Ovviamente, non esiste la democrazia perfetta, e ci
sono "membri più uguali degli altri".
Per quanto riguarda le finalita', lo scopo didattico dell'università è quello di formare gli educatori, i ricercatori e i quadri dirigenziali
dell'Italia futura. Quindi, la formazione universitaria non ha e (secondo noi) non dovrebbe avere un "fine" direttamente applicativo, perché
le tecniche cambiano rapidamente nel tempo, mentre le basi, e con esse la capacita' di imparare e lavorare con nuove tecniche, restano. Questo vale in gran parte anche per la ricerca. La ricerca diretta a brevetti o a applicazioni finali non è lo scopo principale dell'università, in quanto spesso si tratta di processi estrememante particolari e poco generalizzabili. La ricerca universitaria, sia di base che applicata, ha lo scopo di sviluppare tecniche generali, che possano poi essere applicate a tanti campi diversi. Per questo, raramente un'università potrà formare dei tecnici estrememante specializzati a un campo particolare, o svolgerà delle ricerche direttamente remunerative. L'università quindi è un' "azienda" poco competitiva, che o viene finanziata dallo stato come "investimento futuro" della societa', o si regge sulle rette studentesche (e sulle donazioni). In quest'ultimo caso, vengono necessariamente favorite, in mancanza di meccanismi di compensazione, le materie molto orientate alla professione, in quanto pochi sono disposti a pagare decine di migliaia di euro all'anno per studiare fisica, filosofia o lettere antiche, come dimostrano le poche università private italiane.
Il ruolo sociale dell'università come "investimento per il futuro" spiega perché i costi (personale, strutture, laboratori) dell'istruzione superiore siano in gran parte coperti da fondi pubblici (ovvero dalle tasse): il contributo pagato direttamente da ogni studente (le tasse universitarie) e' solo una frazione del costo totale coperto dall'Universita' per il singolo studente, stimabile intorno ai 15.000 euro all'anno (o forse più) e cosi' dovrebbe restare.
I passati governi, e in misura ancor maggiore quello attuale, stanno piano piano "erodendo" la funzione pubblica dell'università e della ricerca: il fondo di funzionamento ordinario, FFO, ovvero i fondi destinati all'università di provenienza statale, diminuisce ogni anno e l'Italia gia' ora investe pochissimo nella formazione in contronto agli altri paesi europei; il turn-over, ovvero le assunzioni e gli avanzamenti di carriera (passaggio ricercatori-->professori, associati-->ordinari) in concomitanza di pensionamenti o traferimenti, è praticamente bloccato, i fondi per i progetti nazionali di ricerca sono stati diminuiti quest'anno del 40%.
Queste misure unite a una campagna di stampa, spesso generica e superficiale, volta a screditare in toto il sistema nazionale universitario,
mirano esplicitamente, sull'onda dell'equazione, piu' recitata che veramente giustificata, privato=efficiente, a indurre le università a
diventare fondazioni, ovvero soggetti di diritto privato, cosa resa possibile dal DL 112, e a disimpegnare lo stato dalla sua funzione di
finanziatore della formazione superiore e della ricerca. Quanto questo possa funzionare nella struttura economica del nostro paese e' tutto
da verificare. Se si realizzasse questo progetto, secondo noi si impoverirebbe gravemente tutto il panorama culturale: le università private
costerebbero alla fine di più, e soprattutto sarebbero fruibili solo da chi se lo puo' permettere; smetterebbero di fare ricerca e concentrerebbero l'insegnamento sui settori più "remunerativi" (o di moda), lasciando fuori i settori più "duri" (per esempio: matematica, fisica), cioe' ricerca scientifica di base e le relative materie di insegnamento, la cui importanza strategica per la qualita' di tutto il sistema della formazione e' invece riconosciuta unanimemente a livello mondiale, pensate anche solo all'importanza della formazione degli insegnanti del futuro (in Italia gia' scarseggiano gli insegnanti di matematica).
Si potra' obbiettare che negli Stati Uniti esistono universita' private con dipartimenti di matematica eccellenti, ma vogliamo nuovamente osservare che l'universita' in europa e' invece essenzialmente pubblica, negli stati uniti e' invece sia pubblica (State Universities) che privata, Europa e Stati Uniti sono paesi molto diversi, per tessuto economico e tradizione culturale, non si puo' pensare di importare "un pezzo" di modello, negli Stati Uniti esiste un'universita' privata con dipartimenti di matematica eccellenti perche' si basa su una tradizione molto diversa e una diversa economia. Invitiamo anche a indagare quale sia la qualita' media della formazione universitaria americana, quale percentuale di studenti frequenti college eccellenti e quanto costino gli studi nelle universita' eccellenti. I nostri studenti piu' bravi comunque sono accolti a braccia aperte dai dottorati americani, in cui ci sono, almeno nelle materie scientifiche, tantissimi studenti stranieri. Ma qui entriamo nelle questioni "formazione universitaria/dottorato", che andrebbero affrontate separatamente. Rileviamo, a proposito del dottorato di ricerca, che nel mondo economico italiano il titolo di dottore di ricerca, acquisito in italia o all'estero, non costituisce in genere un titolo di merito, nel resto d'Europa non e' affatto cosi', come mai? Anche a queste domande si dovrebbe cercare
di dare una risposta. Altro capitolo da affrontare sarebbe il seguente: si parla molto di universita', spesso senza pensare che l'universita' e' costituita da facolta' diversissime tra loro, pensate ad esempio alle Facolta' di Medicina, Scienze Matematiche Fisiche Naturali e Lettere e Filosofia. E' chiaro che queste Facolta' avranno problemi ed esigenze molto diverse tra loro.

Pensiamo che occorra lavorare per migliorare il sistema Universitario pubblico: questo vuol dire investite fondi nel sistema universitario pubblico e investire in idee, intelligenza, progetti.


Franco Bagnoli e Fiammetta Battaglia



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